CASIO / POP CULTURE ARCHIVE
Giappone, 1978. Casio lancia l'F-100: display LCD, quattro pulsanti colorati, cronometro, allarme, calendario. La vera novità però è la cassa, la prima interamente in resina della storia Casio — leggera, diversa da tutto ciò che l'orologeria tradizionale aveva prodotto fino a quel momento. Non era un orologio di lusso. Era tecnologia da polso, e lo dichiarava apertamente.
L'anno dopo, 1979, arriva nelle sale Alien di Ridley Scott. La Nostromo non è l'astronave patinata della fantascienza classica: è un luogo di lavoro fatto di tubi, cavi, metallo. Per renderla credibile, ogni oggetto di scena doveva sembrare vero — compreso ciò che gli attori portavano al polso.
Al polso di Ripley compare uno degli accessori più curiosi nella storia del cinema: due Casio F-100 montati insieme sullo stesso cinturino. Il reparto scenografico prende due orologi realmente in commercio e li unisce su un unico supporto. Stessa soluzione anche per il capitano Dallas.
Per immaginare l'orologio del futuro, Hollywood non dovette inventare nulla. Il futuro esisteva già — ed era un Casio del 1978.
Perché proprio l'F-100? Perché non nascondeva la sua natura tecnologica: quattro pulsanti in vista, nessun tentativo di imitare l'orologeria meccanica. La celebrava, semplicemente.
Più di quarant'anni dopo, Casio sarebbe tornata proprio a quel design con l'A100, reinterpretazione contemporanea dell'F-100: ancora quattro pulsanti frontali, ancora un display rettangolare, ancora quella strana capacità di sembrare contemporaneo e retrò nello stesso momento.
È forse questo che distingue un oggetto semplicemente vecchio da un pezzo di cultura.
Nel 1978 era nuovo.
Nel 1979 sembrava arrivare dal futuro.
Oggi lo chiamiamo vintage.
A volte il futuro lo si costruisce immaginando qualcosa che non esiste ancora. Altre volte il futuro è già lì — basta saperlo riconoscere.