CASIO G-SHOCK DW-5600C indossato da Keanu Reeves nel film Speed

L'orologio che non poteva fermarsi — Speed, Keanu Reeves e il G-SHOCK DW-5600C

Los Angeles, 1994.

Un autobus corre per la città con una bomba a bordo.

La regola è semplice: una volta superate le 50 miglia orarie, se rallenta esplode.

Al volante c'è Annie Porter, interpretata da Sandra Bullock. A cercare di salvarla c'è Jack Traven, il giovane agente della LAPD interpretato da Keanu Reeves.

Traven corre, salta, si aggrappa a veicoli in movimento, prende decisioni mentre tutto intorno a lui sembra sul punto di crollare.

Al polso porta un orologio nero.

Un Casio G-SHOCK DW-5600C-1V.

Non era stato progettato per Speed. Non era un gadget costruito per il personaggio.

Esisteva già dal 1987.

Ed è difficile immaginare un orologio più adatto a quel film.

Perché Speed racconta una macchina che non può fermarsi.

Il G-SHOCK era nato da un'altra ossessione:

non rompersi.

Prima di Speed

Per capire perché quel piccolo quadrato nero funzioni così bene al polso di Jack Traven bisogna tornare indietro di qualche anno.

La storia di G-SHOCK comincia all'inizio degli anni Ottanta con un'idea che, per l'orologeria digitale dell'epoca, aveva qualcosa di radicale: costruire un orologio capace di sopravvivere agli urti.

Nel 1983 Casio presenta il DW-5000C, il primo G-SHOCK.

La sua forma quadrata, la struttura protetta e l'uso della resina trasformano la robustezza in qualcosa che non deve essere nascosto.

La protezione diventa parte del design.

Nel 1987 arriva il DW-5600C, il primo modello della serie 5600.

Riprende la forma del DW-5000 originale e diventa un long seller: Casio lo manterrà in produzione per nove anni, fino all'arrivo del DW-5600E nel 1996.

Prima di Hollywood, lo spazio

Il legame tra G-SHOCK e il programma Space Shuttle non appartiene soltanto alla leggenda degli appassionati.

Lo Smithsonian National Air and Space Museum conserva nella propria collezione un G-SHOCK proveniente direttamente dalla NASA e descrive questi orologi come particolarmente popolari tra gli astronauti dell'era Shuttle, tanto da essere considerati "crew preferred".

Anche il DW-5600C compare nella storia degli orologi indossati dagli astronauti nello spazio.

È un dettaglio che rende ancora più interessante ciò che accadde pochi anni dopo.

Quando Speed arrivò nei cinema nel 1994, il G-SHOCK al polso di Jack Traven non aveva bisogno di sembrare resistente per esigenze di sceneggiatura.

Quella reputazione esisteva già nel mondo reale.

Un orologio che nessuno deve spiegare

Nel film il G-SHOCK non viene presentato.

Non c'è una scena in cui qualcuno ne descrive le caratteristiche. Nessun primo piano costruito per raccontarne le funzioni. Nessun momento in cui l'orologio diventa improvvisamente protagonista.

È semplicemente lì.

E forse è proprio questo il motivo per cui sembra appartenere così naturalmente a Jack Traven.

Il personaggio interpretato da Keanu Reeves non è costruito attraverso il lusso.

Non ha bisogno di un orologio che comunichi prestigio, ricchezza o eleganza.

Ha bisogno di qualcosa che possa prendere colpi e continuare a funzionare.

Un oggetto operativo.

Nero. Digitale. Protetto.

Un G-SHOCK.

Trent'anni e un orologio d'oro

All'inizio di Speed c'è una battuta apparentemente secondaria che, vista oggi, rende la scelta ancora più interessante.

Durante l'intervento nell'ascensore, Harry Temple parla con Traven della loro vita da poliziotti.

Gli ricorda ironicamente cosa lo aspetta dopo altri trent'anni di quel lavoro:

una piccola pensione e un "cheap gold watch".

Un economico orologio d'oro.

Jack Traven, però, porta al polso praticamente l'opposto.

Niente oro.

Niente metallo lucido.

Nessun simbolo di status.

Resina nera, display digitale e una cassa costruita intorno all'idea di protezione.

Da una parte c'è l'orologio come premio alla fine della carriera.

Dall'altra, l'orologio come strumento per arrivarci vivo.

Quando un oggetto racconta il personaggio

È qui che il DW-5600C diventa più interessante di un semplice orologio apparso in un film.

Gli orologi nel cinema possono raccontare molte cose.

Possono suggerire ricchezza, gusto, ambizione, appartenenza sociale.

Quello di Jack Traven racconta soprattutto una filosofia:

la funzione viene prima dell'apparenza.

Ed è esattamente la stessa logica che aveva portato alla nascita di G-SHOCK.

La robustezza non viene aggiunta all'orologio come caratteristica secondaria.

È il motivo stesso per cui l'orologio esiste.

Il risultato è una coincidenza quasi perfetta tra oggetto e personaggio.

Speed aveva bisogno di un protagonista che resistesse a tutto.

Al suo polso mise un orologio progettato esattamente per questo.

Lo "Speed G-SHOCK"

Il successo del film fece il resto.

Speed diventò uno dei film d'azione simbolo degli anni Novanta e contribuì definitivamente all'ascesa internazionale di Keanu Reeves.

E quel quadrato nero rimase legato alla sua immagine.

Tra appassionati e collezionisti il DW-5600C-1V indossato da Reeves sarebbe diventato informalmente lo "Speed G-SHOCK".

Ed è interessante proprio perché non nacque come tale.

Casio non aveva progettato un'edizione speciale per Hollywood.

Il DW-5600C esisteva già da sette anni.

Il cinema gli diede semplicemente una seconda identità.

È un meccanismo curioso della cultura pop: a volte un oggetto entra in un film e da quel momento non appartiene più soltanto alla propria storia industriale.

Appartiene anche alla storia che abbiamo visto sullo schermo.

La forma è ancora qui

Il DW-5600C originale oggi appartiene alla storia di G-SHOCK.

Ma basta osservare un 5600 contemporaneo per accorgersi che quella storia non è realmente finita.

Il quadrato. La protezione della cassa. Il display digitale. Le scritte intorno allo schermo.

Quell'estetica particolare in cui la funzione non viene nascosta, ma diventa parte dell'identità dell'oggetto.

Sono passati più di trent'anni da Speed.

Keanu Reeves è diventato un'icona del cinema mondiale.

Il DW-5600C è diventato un pezzo ricercato dagli appassionati.

Eppure la forma del 5600 è ancora immediatamente riconoscibile.

C'è una specie di logica in tutto questo.

Un orologio progettato per resistere agli urti, scelto anche dagli astronauti nell'era dello Space Shuttle e diventato parte di uno dei film d'azione simbolo degli anni Novanta, non aveva bisogno di essere reinventato per restare riconoscibile trent'anni dopo.

Doveva solo continuare a fare quello per cui era stato progettato.

Jack Traven non si è mai fermato. Il suo orologio nemmeno.


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