Iraq, primi anni Duemila.
Il sole, la polvere, l'equipaggiamento militare. Al polso di Chris Kyle, interpretato da Bradley Cooper in American Sniper, non c'è un costoso orologio svizzero.
C'è un digitale nero, con cinturino in resina e un grande pulsante frontale.
È un Casio G-SHOCK DW-6600.
Potrebbe sembrare una scelta del reparto costumi: un orologio robusto, scuro e abbastanza "tattico" da adattarsi al personaggio.
Ma quella scelta non nacque sul set.
Il G-SHOCK faceva già parte della storia vera di Chris Kyle.
Prima del film
Diretto da Clint Eastwood e uscito nel 2014, American Sniper racconta la vita di Chris Kyle, tiratore scelto dei Navy SEAL durante la guerra in Iraq.
Il film si basa sull'autobiografia pubblicata da Kyle nel 2012. Nel libro, parlando del proprio equipaggiamento, Kyle ricorda esplicitamente di aver portato al polso un G-SHOCK nero con cinturino in gomma.
Aggiunge anche un particolare sorprendente: secondo la sua testimonianza, quell'orologio aveva ormai preso il posto dei Rolex Submariner tradizionalmente associati ai "frogmen", i sommozzatori militari americani.
La frase è diventata una delle immagini più efficaci del cambiamento avvenuto nella cultura degli orologi militari: dal prestigioso diver meccanico a un digitale giapponese relativamente economico.
Non fu una sostituzione improvvisa, né un passaggio ufficiale avvenuto in un'unica data. La storia reale fu più graduale.
I Submariner Tudor e Rolex avevano accompagnato per decenni sommozzatori e reparti speciali. Negli anni Ottanta si diffusero anche modelli Seiko più economici. Successivamente, con l'aumento delle missioni terrestri e delle operazioni moderne, gli orologi digitali diventarono strumenti sempre più comuni.
Il G-SHOCK rappresentava perfettamente questa nuova fase.
Un orologio da usare, non da proteggere
Il DW-6600 venne presentato da Casio nel 1994.
Non era un modello costruito espressamente per i Navy SEAL, ma possedeva esattamente le caratteristiche richieste a un orologio operativo: resistenza agli urti, impermeabilità fino a 200 metri, cronometro, conto alla rovescia, allarme e una cassa in resina capace di sopportare un utilizzo molto duro.
Soprattutto, fu il primo G-SHOCK dotato di retroilluminazione elettroluminescente.
Premendo il grande pulsante frontale, l'intero display si illuminava di una luce blu-verde. Nella versione originale appariva anche una grande "G" rossa.
Oggi può sembrare un dettaglio normale. Nel 1994 significava poter leggere rapidamente l'ora al buio senza dover orientare il quadrante verso una fonte luminosa.
Non era spettacolo tecnologico.
Era visibilità quando serviva.
Le ricerche sulla fornitura militare statunitense indicano inoltre il DW-6600-1V come uno dei pochi G-SHOCK ad aver ricevuto un NSN, il codice che consentiva alle strutture militari americane di acquistarlo attraverso i canali ufficiali.
Questo non significa che ogni Navy SEAL ricevesse obbligatoriamente lo stesso modello. Nel mondo militare esiste una differenza tra equipaggiamento distribuito universalmente e acquisti effettuati da singole unità o reparti.
Significa però che il rapporto fra G-SHOCK e forze speciali non fu una costruzione pubblicitaria successiva.
Quegli orologi venivano realmente acquistati, distribuiti e utilizzati.
Dal Submariner al G-SHOCK
Il confronto con il Rolex Submariner non riguarda soltanto il prezzo.
Racconta due epoche diverse.
Il Submariner rappresentava la tradizione dei sommozzatori: acciaio, movimento meccanico, lunetta girevole e un legame diretto con le origini delle operazioni subacquee.
Il G-SHOCK apparteneva invece a una cultura più pragmatica.
Era preciso, resistente, leggibile al buio e relativamente semplice da sostituire. Non richiedeva particolare attenzione e non aveva bisogno di comunicare prestigio.
Doveva soltanto continuare a funzionare.
Il suo valore non dipendeva dalla rarità, dalle finiture o dal nome inciso sul quadrante. Dipendeva dalla fiducia che riusciva a conquistare sul campo.
Per un militare, un orologio che si può usare senza preoccuparsi di proteggerlo può essere più prezioso di un orologio costruito per durare una vita.
Il DW-6600 in American Sniper
Nel film, Bradley Cooper porta un G-SHOCK DW-6600-1V.
Il modello non viene presentato apertamente alla macchina da presa. Non riceve una spiegazione e non diventa un improbabile gadget cinematografico.
È semplicemente lì, insieme al resto dell'equipaggiamento.
Proprio questa discrezione rende la sua presenza credibile.
Il DW-6600 non serve a trasformare Chris Kyle in un soldato. Serve a ricostruire un dettaglio del mondo al quale apparteneva.
Nel cast compare anche Jacob Schick, veterano dei Marines, nei panni di Wynn — un'altra piccola traccia di quella ricerca di autenticità con cui la produzione cercò di ricostruire uomini, ambienti ed equipaggiamento.
L'orologio non racconta però soltanto il personaggio.
Racconta la trasformazione del concetto stesso di "orologio militare".
Per molti decenni quell'espressione aveva evocato segnatempo meccanici progettati per aviatori, sommozzatori ed esploratori. Con G-SHOCK, l'orologio militare diventa digitale, leggero, prodotto industrialmente e accessibile.
La funzione prende definitivamente il posto della cerimonia.
Quando il prodotto di scena era già reale
Nel cinema, gli orologi vengono spesso scelti per comunicare immediatamente qualcosa: ricchezza, eleganza, potere, nostalgia o tecnologia.
Il DW-6600 comunica quasi il contrario.
Non chiede di essere ammirato. Non distingue il protagonista attraverso il lusso. Non rende eroico chi lo indossa.
È un oggetto operativo, scelto perché può essere dimenticato al polso mentre si affronta tutto il resto.
Ed è proprio questo il punto.
In American Sniper, il G-SHOCK non diventa credibile perché appare al cinema.
Era già credibile prima che arrivassero le telecamere.
Il film non trasformò il DW-6600 in un orologio militare.
Mostrò al pubblico che lo era già.
Articolo a cura di ERA ORA.