Casio G-Shock DW-5000, il modello che ha dato origine alla linea G-Shock nel 1983, su sfondo scuro con luce calda

Storia del G-Shock: da Kikuo Ibe al rivenditore ufficiale a Roma

Nel 1981, in un ufficio Casio a Tokyo, un giovane ingegnere di nome Kikuo Ibe vede cadere e frantumarsi a terra l'orologio che gli aveva regalato suo padre. Non è un aneddoto marginale: è l'origine di tutto quello che oggi conosciamo come G-Shock.

Chi ha inventato il G-Shock?

Il G-Shock è stato inventato da Kikuo Ibe, ingegnere Casio, che dopo aver visto il proprio orologio andare in pezzi decise che un orologio simile non doveva più succedere a nessuno. Formò un piccolo gruppo interno, soprannominato "Team Tough", e si diede una regola quasi ossessiva, oggi nota come regola del "Triple Ten": dieci anni di autonomia della batteria, resistenza a dieci bar di pressione d'acqua, sopravvivenza a una caduta di dieci metri su una superficie dura.

Per due anni il team costruì e distrusse oltre duecento prototipi — molti lanciati letteralmente dalla finestra del bagno al terzo piano dell'edificio Casio, per testarne la tenuta. Fallivano, ricominciavano. La svolta arrivò con un'idea semplice quanto geniale: sospendere il modulo interno dell'orologio dentro il case, come un tuorlo che galleggia nell'albume, così che gli urti si disperdessero invece di colpire il meccanismo.

Perché si chiama "G-Shock"?

Il nome G-Shock deriva da "Gravitational Shock", lo shock gravitazionale che l'orologio è stato progettato per assorbire. Non è un nome scelto per suonare bene: descrive esattamente il problema tecnico che Ibe e il suo team dovevano risolvere — proteggere il meccanismo interno dalle accelerazioni gravitazionali generate da urti, cadute e vibrazioni.

Come è nato il primo G-Shock: il DW-5000C

Nell'aprile 1983 nasce il DW-5000C, il primo G-Shock della storia. Il suo case squadrato, oggi diventato un'icona di design, in origine non fu un successo immediato: le vendite iniziali furono modeste. Ci vollero alcuni anni, e una campagna pubblicitaria americana particolarmente convincente, prima che il pubblico iniziasse a fidarsi davvero di un orologio che prometteva di essere indistruttibile.

Da lì in avanti il G-Shock si moltiplica in famiglie con un carattere preciso:

  • Mudman (1985), pensato per resistere a fango e polvere
  • Frogman (1993), il primo G-Shock certificato ISO come orologio subacqueo
  • Rangeman (2013), con sensori di pressione, temperatura e bussola
  • MR-G (1996), la prima linea in metallo capace della stessa resistenza agli urti del case in resina

Ogni linea nasce dalla stessa domanda che si era posto Ibe: cosa deve sopportare, questa volta?

Quanti G-Shock sono stati venduti nel mondo?

Dal 1983 a oggi Casio ha venduto oltre 130 milioni di G-Shock in tutto il mondo, in più di 100 paesi. Il traguardo dei 100 milioni di pezzi è stato raggiunto attorno al 2017-2018, nello stabilimento di Yamagata, in Giappone — un ritmo produttivo che all'apice ha superato le 7.000 unità al giorno.

Perché il G-Shock è diventato un'icona streetwear?

Il G-Shock non è rimasto uno strumento da cantiere o da spedizione. Tra fine anni '80 e anni '90 lo intercetta la strada: skater, writer, la scena hip-hop newyorkese — da Beastie Boys a Public Enemy — lo adottano perché è vero, non finto: resiste a quello che i loro corpi e le loro giornate gli chiedono. Nel 1997 arriva la prima vera collaborazione, con Stüssy, seguita l'anno dopo da BAPE. Da lì un elenco che oggi include Wu-Tang Clan, KITH, Undefeated e decine di altri nomi dello streetwear globale: un orologio nato per gli operai diventa un'icona di stile senza mai smentire la propria natura.

Il vero cuore del G-Shock

Quarant'anni dopo, la storia è ancora quella di un ingegnere che non si è rassegnato a un orologio rotto in tasca. Ma dire solo questo è raccontare metà della verità.

Duecento prototipi falliti, due anni di tentativi, e Kikuo Ibe non ha mai smesso di crederci. Non è un dettaglio tecnico da manuale: è il vero cuore di questo orologio. In Giappone c'è una parola, gaman, che descrive la capacità di resistere con dignità, senza lamentarsi, senza arrendersi mai davanti alla difficoltà. Il G-Shock non è nato per essere elegante. È nato per non cedere.

Vista da Roma: ERA ORA e il G-Shock

Da ERA ORA, in via Cola di Rienzo nel cuore del quartiere Prati a Roma, quando proponiamo un G-Shock offriamo al cliente molto più di un orologio. Possedere un G-Shock vuol dire indossare, e portare sempre con sé, un pezzo di cultura giapponese che ci ricorda una cosa semplice: non bisogna mai arrendersi. Ogni caduta assorbita, ogni urto superato, è lo stesso spirito che ha spinto Ibe a costruire il duecentunesimo prototipo dopo duecento fallimenti.

Non vendiamo un pezzo fico da polso: vendiamo quel gaman, quella resilienza silenziosa, rimasta intatta per quarant'anni.

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